Che io sia Maledetta








Perché ti amo pelle mia
e più ancora l’anima tua, ora ti prego: non dormire.
In questo esilio che satura e appiglia mi arresta il respiro
che io sia maledetta fino a che non sarà pura
la Babele conosciuta, Tua dimora sulla terra.
Se vorrò ingabbiare l’anima in poesia Ah, che io sia maledetta!
Perché ti amo pelle mia e
più ancora l’anima tua ma ora ti prego...non dormire
nudo tra domande che ci gemmano la notte
nella pioggia lenta e il dosso dolce di un pensiero stendo, muta.
Allacciami le gambe, tra le pupille covano i sogni e i versi dove
Cadi, in questo nostro fiume dei miei capelli sparsi
Noi Astri sanguinari Noi fiamme Noi onde
Noi crepuscoli avvinti sempre ardenti e affamati
di morsi di età e di presagi, ma Tu piangi Tu gemi Tu
(memorie di ulivi fili d’ erba e d’insetti) sei qui e Qui
ora ti prego: non dormire.
Che io sia maledetta fino a che non sarà pura
la Babele conosciuta, Tua dimora sulla terra
Perché ti amo pelle mia e più ancora
l’anima tua.




 
(da ‘Poesie’)

Commenti

  1. Di una tensione spasmodica verso l'essenza reale delle cose,Giovanna cava la perla col coltello. Solo così è catarsi pura. Mario

    RispondiElimina
  2. Commentare una poesia è come volerla uccidere, scorticare, sporcare con avanzi di schemi irranciditi nei pastrani del conformismo. La parola è nuda. Sono gli sguardi altrui a costruirle addosso vestiti non suoi. Ma non per proteggerla. Per camuffarla. O disarmarla. La bellezza è la bellezza. Null'altro che bellezza. Grazie Giovanna.

    RispondiElimina

Posta un commento